Nel 2001 il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) aveva assegnato le Olimpiadi alla Cina, con la speranza che questo favorisse lo sviluppo dei diritti umani all’interno del paese asiatico. Purtroppo, però, le aspettative non sono state mantenute…
Ecco, al seguente indirizzo, un articolo di Peace Reporter che analizza come l’avvento dei Giochi Olimpici nel paese della Grande Muraglia abbia portato, addirittura, per certi versi, al perggioramento delle condizioni dei suoi abitanti:
http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idpa=&idc=3&ida=&idt=&idart=1437
Intanto, Amnesty International si muove per l’attuazione di riforme significative nel campo dei diritti umani, in occasione delle Olimpiadi di Pechino 2008 e chiede al governo cinese l’attuazione di provvedimenti che riducano significativamente l’applicazione della pena di morte, come primo passo verso la sua completa abolizione; applicare tutte le forme di detenzione in accordo con le norme e gli standard internazionali sui diritti umani e introdurre misure che tutelino il diritto a un processo equo e prevengano la tortura; garantire piena libertà d’azione ai difensori dei diritti umani, ponendo fine a minacce, intimidazioni, arresti e condanne nei loro confronti; porre fine alla censura, soprattutto nei confronti degli utenti di Internet.
Per maggiori informazioni: http://www.amnesty.it/campagne/pechino2008/




È ora di fare appello al dovere della ragione per sensibilizzare le coscienze su quanto sta accadendo.
Mi riferisco alle Olimpiadi, evento che rappresenta un inno alla vita, un’esperienza di unione, condivisione e confronto, un’occasione per esprimere – nei modi e nelle forme più svariate delle diverse discipline – la meraviglia, l’armonia, la bellezza, la gioia, lo sforzo.
La Cina ha ottenuto di autocelebrarsi attraverso le Olimpiadi decretandone così, automaticamente, la morte. Gli intenti dei governanti cinesi sono chiari: utilizzare le Olimpiadi come strumento per presentarsi di fronte al mondo come una potenza anche sportiva, in grado di occupare il primo posto sia nel medagliere olimpico, sia nel campo economico, militare, politico.
Ma come è possibile coniugare lo spirito Olimpico, veicolo di leale confronto nel reciproco rispetto, con i costi umani pagati dalla popolazione cinese a causa delle imposizioni del governo?
Anche in campo sportivo milioni di bambini sono sottoposti ad una quotidiana spietata competizione per poter essere selezionati nelle squadre olimpiche.
Milioni di bambini sono costretti a passare l’infanzia ingabbiati in ferrei programmi e crudeli metodi di allenamento allo scopo di produrre atleti–robot da impiegare nei Giochi.
Come non indignarsi nei confronti di chi, come i governanti cinesi, si vanta della crescita e dello sviluppo del Paese quando quest’ultimo è fondato proprio sullo sfruttamento della popolazione in nome dalla quale si dice di governare? Com’è possibile per chi dimostra disprezzo per la vita degli altri, nega i diritti fondamentali ai propri cittadini, sostiene regimi sanguinari come quello birmano in nome degli affari e dell’affinità ideologica ospitare le Olimpiadi?
È proprio il caso di dire: “Ma a che gioco stiamo giocando”? È un imbroglio, una mistificazione, un orrore. Mi appello alle coscienze affinché si sottraggano a questo inganno.
Spiriti liberi fatevi sentire. Potete essere determinanti, fate valere le ragioni della vita.
La ringrazio per lo spazio offertomi e se ha voglia di visitare il mio blog ne sarei onorato
http://unmadeinchina.org
Commento di paodam — 6 Febbraio 2008 @ 11.49 am
rettifico l’indirizzo al mio blog e’
http://unmadeinchina.wordpress.com
mentre la segnalazione per un interessante sito di denuncia e’
http://www.unmadeinchina.org
Grazie
A presto
Commento di paodam — 6 Febbraio 2008 @ 11.51 am
Buongiorno, abbiamo da pochi giorni aperto il blog http://www.olimpiadi-pechino.org e ci piacerebbe che voi seguiste la nostra iniziativa di appofondimento sul tema, se la condividete…
Buon lavoro
Mario Deboli
“LA NUOVA GIOVENTU’
Basta ai giovani contestatori staccarsi dalla cultura, ed eccoli optare per l’azione e l’utilitarismo, rassegnarsi alla situazione in cui il sistema si ingegna ad integrarli. Questa è la radice del problema: usano contro il neocapitalismo armi che in realtà portano il suo marchio di fabbrica, e sono quindi destinate soltanto a rafforzare il suo dominio. Essi credono di spezzare il cerchio, e invece non fanno altro che rinsaldarlo.
(Pier Paolo Pasolini)
Roma, Domenica 6 Aprile, 2008. Quarant’anni fa – in tutt’Europa – una “nuova” gioventù iniziava a prendere coscienza di sé stessa, fiorivano tra di loro i germogli di una massiccia agitazione che avrebbe da lì a breve accentrato l’attenzione della classe politica.
Erano forti gli ideali che li muovevano, erano gli ideali del dopoguerra: dall’attuazione della democrazia americana alla battaglia contro la segregazione razziali degli stati del Sud; dal rifiuto del militarismo al rifiuto della nuova società dei consumi, del capitalismo.
Purtroppo, al tempo, una nota amara del Sessantotto fu messa in evidenza da Pasolini, come sintetizza la citazione che apre quest’articolo.
Tra i giovani del 1968 ed i giovani del 2008 c’è poca differenza, loro sono i padri e noi i figli.
Noi abbiamo la loro esperienza, siamo figli delle loro scelte, abbiamo ereditato la loro “rivoluzione”.. ed eccoci qui, 40 anni dopo, a mobilitarci per ribellarci ai trattamenti disumani in Tibet, nel mondo. Eccoci qui a ribellarci – disarmati e disarmanti – alle oppressioni politiche, sociali e culturali del XX secolo. Eccoci qui a rifiutare l’esportazione di qualsiasi democrazia, ma tremendamente favorevoli all’importazione delle diversità, del confronto.
Mi riferisco, oggi, anche a ciò che è successo a Londra: dobbiamo morire (non sono un terrorista, intendo in senso lato ndr) affinché la torcia percorra tutte le tappe portando con essa i sani principi, lo sport, la pace. Dobbiamo scagliarci contro le violenze, contro la negligenza, contro i regimi ottusi, contro il silenzio. Queste sono le realtà contro cui scagliarci, non la polizia, non la folla, non gli sportivi.
Impariamo dagli errori dei nostri genitori e facciamoci sentire, partecipiamo, siamo liberi.”
CHI SIAMO :
La libertà è partecipazione. (Giorgio Gaber)
Proprio perché una condizione necessaria alla “libertà” è la partecipazione, scegliamo di “partecipare” a questo periodo storico – importante come tutti gli altri – ma segnato dalla nascita ad uscire dal gregge.
Siamo un gruppo di lavoratori e studenti di Roma che, del tutto gratuitamente, raccolgono documenti approfondiscono informazioni e scrivono continuamente pagine e pagine con lo scopo di “informare” e permettere a chi non ha modo di informarsi autonomamente su “ciò che succede nel mondo”, di “partecipare”, di essere libero.
Partiamo dalle Olimpiadi di Pechino 2008 e – oltre a riportare le informazioni sportive – coglieremo l’occasione per parlare di cosa sono le Olimpiadi, ciò che succede a Pechino, cos’è la Repubblica Popolare Cinese, la storia ed i confronti tra paesi occidentali e orientali.
Per aiutare tutti coloro che condividono la nostra posizione ed hanno intenzione di diffondere immagini, video, contenuti multimediali, ecc. ecc., mettiamo a disposizione tutto ciò che di gratuito troviamo nella rete.
Per coloro i quali hanno problemi di server e/o banda, permettiamo tranquillamente di “linkare” al nostro server, pagheremo noi la banda necessaria.
Supportateci. Partecipate. Siate liberi.
Olimpiadi-pechino.org è un sito totalmente gratuito e libero, gestito da “volontari” non retribuiti.
Lo Staff è a disposizione per qualsiasi opportunità e/o chiarimento:
info@olimpiadi-pechino.org
Commento di Mario Deboli — 8 Aprile 2008 @ 1.48 pm